Cos’è la transfobia
è il risultato di una cultura di odio e pregiudizi che investe ogni aspetto della vita delle persone trans e non binarie, imponendo barriere nell’accesso al lavoro, alla sanità, all’istruzione e al welfare. La transfobia assume forme diversificate e insidiose: si manifesta attraverso terapie riparative ancora diffuse in molti paesi, la continua patologizzazione e psichiatrizzazione delle esperienze trans, politiche ostili che negano il riconoscimento sociale dell’identità delle persone trans e del principio all’autodeterminazione di genere, fino all’uso di linguaggi d’odio che permeano il dibattito pubblico e mediatico.
La transfobia non è solo un insieme di atti isolati di odio o violenza fisica contro le persone trans; è una struttura sociale radicata che marginalizza le persone trans e non binarie, negando loro l’accesso a diritti fondamentali relegandole a una condizione di precarietà ed esclusione sistemica. La transfobia è un insieme di credenze, pregiudizi e stereotipi che si infiltrano nelle istituzioni, nelle politiche pubbliche e nelle norme sociali, trasformando l’odio individuale in una realtà quotidiana di oppressione.
La transfobia è presente nell’accesso alla sanità ogni qualvolta le persone trans subiscono diagnosi patologizzanti, trattamenti inadeguati e una mancanza diffusa di competenza e formazione da parte del personale sanitario, tutto questo costringe le persone trans a cercare cure nei circuiti privati, aumentando la disparità economica e l’isolamento.
In ambito lavorativo la transfobia si traduce in discriminazioni esplicite e implicite. Molte persone trans subiscono esclusione lavorativa, mobbing, mancati avanzamenti di carriera o licenziamenti dovuti esclusivamente alla loro identità di genere. Questa precarietà si traduce in una condizione di povertà, e la marginalizzazione economica crea un circolo vizioso, limitando le possibilità di miglioramento professionale e l’accesso a reti di sicurezza economica rendendo la comunità trans più vulnerabile.
Il sistema educativo, sin dall’infanzia, non solo esclude ma sovente reprime le identità di genere non conformi, costringendo molte persone trans ad abbandonare gli studi e privandole del diritto allo studio. L’assenza di programmi inclusivi e l’isolamento nei contesti scolastici contribuiscono all’abbandono scolastico, lasciando le persone trans in una condizione di esclusione educativa che si riflette nelle loro opportunità future.
Il welfare sociale è spesso inaccessibile alle persone trans, nei dormitori le persone trans senza fissa dimora che cercano assistenza spesso subiscono violenze verbali, fisiche, umiliazioni e abusi, trovandosi costrette a rinunciare a servizi essenziali a causa della mancata protezione. Questa esclusione si aggrava per le persone trans migranti, che affrontano barriere linguistiche e culturali, un razzismo che si intreccia con la transfobia.
La transfobia si abbatte con aggressività sulle persone transgender più invisibili e vulnerabili della nostra comunità, persone trans sex worker e/o detenute, che spesso sperimentano isolamento sociale e stigma e per le quali non sono previste abbastanza tutele, o persone transgender migranti, che affrontano discriminazioni multiple e un accesso ancora più limitato a risorse e servizi.
La transfobia si traduce nell’assenza di leggi contro la discriminazione di genere, che espone le persone trans alla violenza e all’odio in quanto tali, senza alcuna forma di aggravante riconosciuta. Spesso, anche laddove esistono leggi antidiscriminazione, queste sono debolmente applicate, lasciando le persone trans a fronteggiare violenza e aggressioni, abusi e discriminazioni in totale solitudine.
In Italia questi discorsi d’odio e propagande contro le persone trans hanno raggiunto livelli di attacco molto preoccupanti, non ultimo, il tentativo di creazione di una fantomatica “teoria gender” atta ad astrarre e invalidare i nostri vissuti trans e l’attacco all’infanzia trans. Tutto questo accanimento ha prodotto un grande dibattito nell’opinione pubblica, che in mancanza di dati e informazioni scientifiche sul tema, si è polarizzata come “a favore” o “contro” questi percorsi di affermazione, senza conoscerli a fondo e senza comprendere il valore e l’urgenza di una presa in carico qualificata di questə ragazzə accompagnatə dalle loro famiglie.
La transfobia è una questione che coinvolge anche le istituzioni.
Molti governi rifiutano di adottare norme per il contrasto alla violenza di genere e di raccogliere dati sulla violenza transfobica negando la matrice di odio alla base dei transicidi; contribuiscono così ad invisibilizzare un fenomeno sistemico e strutturale. Dietro ogni numero c’è una storia, una persona, una vita spezzata, una comunità colpita. Non possiamo fermarci alla commemorazione: vogliamo tradurre questi numeri in azione politica, organizzando piazze in tutto il Paese per rivendicare cambiamenti concreti, dall’approvazione di nuove leggi e politiche contro la discriminazione, promuovendo un cambiamento culturale possibile solo attraverso una educazione alla cultura del rispetto delle pluralità.
La lotta contro la transfobia richiede un cambiamento culturale e radicale delle strutture sociali, una educazione a partire dalle scuole e il ripensamento di politiche e leggi che promuovano la parità di genere e che garantiscano una vita dignitosa, libera e più sicura per tuttə.
Elenco dei nomi
Ogni anno ricordiamo i nomi di chi ha perso la vita a causa della transfobia.
Scarica qui la lista con i nomi delle persone trans vittime della transfobia nel mondo nel 2024.
Transicidi e suicidi in Italia
Anche in Italia, la transfobia uccide e spinge al suicidio.
La storia di Chloe Bianco, insegnante transgender spinta al suicidio da un sistema che l’ha demansionata e allontanata dall’insegnamento a seguito del coming out
TGEU (Transgender Europe) monitora gli omicidi di persone trans e di genere diverso a livello globale.
Tra il 1° ottobre 2022 e il 30 settembre 2023, sono stati segnalati 321 omicidi di persone trans, un numero simile ai 327 casi dell’anno precedente, evidenziando la costante e alta incidenza di violenza letale contro le persone trans. L’America Latina e i Caraibi rimangono la regione con il maggior numero di omicidi, registrando 236 casi. Nel 2023 la prima volta sono stati segnalati omicidi anche in Armenia, Belgio e Slovacchia.
I dati del Trans Murder Monitoring 2023 rivelano che:
- 321 persone trans sono state uccise.
- Il 94% delle vittime erano donne trans
- A livello globale, quasi la metà (48%) delle vittime trans di cui si conosce l’occupazione erano lavoratrici del sesso; questa percentuale sale al 78% in Europa.
- il 45% degli omicidi segnalati ha colpito persone trans migranti, con un aumento del 15% rispetto all’anno precedente.
- La fascia d’età più colpita era quella tra i 19 e i 25 anni; il 77% delle vittime con dati sull’età aveva tra i 19 e i 40 anni.
- Il 74% di tutti gli omicidi registrati è avvenuto in America Latina e nei Caraibi; quasi un terzo (31%) in Brasile.
- Per la prima volta sono stati segnalati omicidi in Armenia, Belgio e Slovacchia.
- Oltre un quarto degli omicidi (28%) si è verificato in strada
I dati continuano a indicare tendenze preoccupanti nelle intersezioni tra misoginia, razzismo, xenofobia e stigmatizzazione delle lavoratrici del sesso. La maggior parte delle vittime erano donne trans nere e lavoratrici del sesso.